Gio
30
Apr
2009
FICTION IN PROGRESS...
di Alessandro Papadakis

«Se ti fosse accaduto qualcosa, non me lo sarei mai perdonato.»

L’auto è esplosa, all’improvviso. Lui e lei sono miracolosamente illesi. Lui, in realtà, ha rischiato di arrivare troppo tardi, diverse complicazioni gli hanno interrotto la strada verso il salvataggio della sua bella. E la bella, dal canto suo, stava per rimetterci la vita in quell’auto. Credeva di andare incontro al suo uomo, invece era vittima di un inganno. Andava incontro alla fine. E pure lui, del resto, si è accorto troppo tardi che la ragazza era in pericolo. Il caso benevolo ha deciso per loro, e lei è scampata al disastro senza un capello fuori posto. “Se ti fosse accaduto qualcosa, non me lo sarei mai perdonato”, dice lui una volta giunto. Sguardi languidi, bacio e/o abbraccio.

Ogni volta che incappo in questa riga di dialogo di un film/serie/soap, e alla fine di un’azione concitata e frenetica che, a volte, riesce a catapultarmi nel nucleo dell’azione come se lo vivessi in prima persona, io rabbrividisco. Devo ancora capirne il motivo, forse. Ma credo si tratti di deja-vu, o deja “ecouté”, già sentito insomma. C’è da chiedersi perché certe affermazioni debbano essere periodicamente utilizzate nelle sceneggiature, come se ci fosse un patto redatto e firmato tra chi scrive e una certa tradizione della produzione di fiction. Tanto che tutti ce l’aspettiamo quella frase, arriva puntuale, sempre nello stesso punto. A un passo da una conclusione pur dignitosa dell’azione. Arriva e crea più disastri di quell’auto esplosa.

Me lo sono chiesto pure mentre, con i miei compagni di avventura di Oltretv, scrivevo la sceneggiatura della fiction per il programma. C’è sempre qualcuno pronto a salvare qualcun altro. O a provarci, perlomeno. È assodato. E chi scrive, io credo debba provare a salvare anche se stesso, e chi guarda, dall’insidia della previsione, la previsione dello spettatore che conosce già quel che sta per accadere e cosa sta per esser detto. Perché lo ha incontrato decine di altre volte, in decine di diverse occasioni. E che, azzardo, forse non voglia di sentirlo ancora.

Allora si tratta di sorprendere. Ma sorprendere a tutti i costi, rischiando anche di sacrificare la chiarezza di quello che si vuol far dire ai propri personaggi? Non per forza. Si tratta di rendere originali certi, a quanto pare imprescindibili, momenti di narrazione. Originalità mi sembra positivo. Farsi capire senza rinunciare ad innovare mi pare ancora più bello. Il pubblico di certo ringrazierà, perché ci si sarà fidati della sua capacità di comprendere quel che ascolta. E di fronte alla prossima donzella in pericolo, sagacemente salvatasi dal solito rogo, esso non sentirà più l’amato pronunciare l’ormai nota frase ad effetto. Magari l’eroe sceglierà di non dire nulla, perché in certe occasioni, spesso, non c’è niente da dire.

Mar
10
Mar
2009
UN TURBINIO DI FOGLIE
di Alessandro Papadakis

Ieri passeggiavo per Bologna. Nulla di poetico, andavo al supermercato. C’era vento e soprattutto pulviscolo che mi precipitava fastidiosamente negli occhi. C’era silenzio e stranamente nessuno sotto i portici. Mi sono voltato verso la strada, per caso, e sull’asfalto ho visto un mulinello di aria, polvere e foglie che vorticava furiosamente. È scattato un flash, la scena di un film, una musica di pianoforte straziante, bellissima. È una sequenza famosa, dove insieme alle foglie c’è un sacchetto di plastica che si gonfia e si sgonfia planando nell’aria.
Ho pensato: l’unione di questi elementi – il silenzio, il piccolo fenomeno naturale un po’ misterioso e quindi un po’ affascinante, la musica triste nella testa – crea un effetto di sicura presa su chi lo vive. E su chi lo guarda, nel caso si tratti di cinema. È un colpo ben assestato sul cuore e sulla testa, è un’esortazione a tirar fuori dalla mente tutti i ricordi emotivamente stressanti e a piazzarseli sulla faccia, in un’espressione assorta da finto attore consumato. È una mano che ci spinge giù nel fosso dell’autocommiserazione e che, ammettiamolo, ci può portare alla lacrima.
Scrivere un programma per la televisione, che sia un’opera di fiction o di varietà, significa spesso affrontare questo nodo gordiano dell’emotività facile. Quanto è giusto proporre allo spettatore dei contenuti strategicamente condivisibili sul piano delle sensazioni e delle esperienze comuni? Quanto è corretto calcare la mano sulla sensibilità di quel ricordo un po’ ruffiano che in fin dei conti riguarda tutti? Dove finisce l’arte di rappresentare, del saper creare un bel pezzo di storia e dove comincia, invece, l’abusato effetto melò che condiziona la risposta (prevedibile nella mente di chi scrive la scena) del pubblico che osserva?
Scrivere per “Oltretv” è anche questo, e tutti noi della redazione lo stiamo sperimentando. Proprio adesso ci troviamo, volenti o non, ad affrontare tra gli altri anche questo dilemma. Tutti noi ci troviamo or ora a lasciarci sbatacchiare su e giù da questo turbinio di foglie e di vento.
Vi faremo sapere.

Mar
10
Mar
2009
PRIME SOLIDE FONDAMENTA
di Fabio Di Santo

Weekend intenso e piacevole.
La redazione si è riunita e finalmente si iniziano a definire tracce di concretezza. Personalmente non nascondo l'ansia e la paura che mi segue, dato il progetto ambizioso che stiamo delineando. Eppure la voglia di continuare cresce pari passo all'evoluzione del programma.
Cari colleghi, diamoci da fare... magari da domani. Per questi due giorni abbiamo lavorato così tanto che una sana dormita ci potrà solo giovare! Un ringraziamento al catering che ha offerto intermezzi di piacere durante la faticosa e stressante produzione, ed anche all'Associazione Nazionale Alpini (incredibilmente presente nella sua assenza).

Lun
2
Mar
2009
UN CAFFE' PER QUATTRO
di Iulio Lo Piccolo

Un caffè per quattro, anzi uno a testa, in un bar del centro di Bologna - al Caffè Zamboni, per l'appunto, nel cuore della zona universitaria - ed è subito riunione tra due frange di redazione che, pur lambendosi, non si erano mai incontrate. L'occasione era ghiotta perchè consentiva ad Alessandro e me di chiacchierare con Fabio e Flavio (notare l'ordine alfabetico) sul futuro della fiction che Ale firmerà, che sarà annessa al programma, e che io monterò sotto la sua diretta guida. Un modo per proporre al nostro pubblico un punto di vista particolare sulle interazioni tra persone, con tanto di dose giusta d’intraprendenza per sottoporre il risultato alla giuria di un festival del mediometraggio. Sarà dura, ma per fine marzo contiamo di mettere in moto le macchine da presa ed imprimere, su effimera memoria digitale, le nostre palpabili aspettative.
È strano parlarne da un treno in corsa, di ritorno a casa dopo il meeting accennato. Sono forse ancora troppo abituato a carta e penna o, se proprio dev'essere, ad un ingombrante computer da scrivania, piuttosto che ad un ristretto smart-phone: ogni lettera corrisponde ad un tasto virtuale disegnato su uno schermo sensibile al tocco. Ogni parola, alla costante palpazione di tale diavoleria.

Da quest'ennesima riunione siamo usciti indenni e, spero, carichi di idee da modellare, per costruire uno show degno delle attese e, possibilmente, originale.
Il caffè per quattro, dopo una corsa salutare sotto i portici e l'abbuffata di "vasche" lungo via dell'Indipendenza, è già un ricordo e non resta che abbandonarsi alla stridula, ma cullante, corsa sui binari, ai limiti del Modenese (sostantivo), lungo le strade ferrate che conducono fino alla lontana Verona.
Una volta più che mai, la richiesta al nostro pubblico di narrarci una storia, di partecipare ad Oltre, di produrre per noi, di crescere con noi e venire in trasmissione. Il modo per contattarci è sempre il più comodo, tramite mail: info@oltretv.com.

Dom
15
Feb
2009
REALIZZARSI
di Flavio Spagnuolo

Ieri sera parte della redazione si è riunita per trattare le prime tematiche da proporre nelle puntate di OLTRE. Abbiamo dato fuoco al dibattito partendo dalla scintilla fornita da Fabio sul grande tema della realizzazione di sé. Che significa oggi "realizzarsi"? Il termine "realizzare" è definito in ogni dizionario su più piani semantici. Ciò che a noi è piaciuto di più è stato ricordare che "realizzare" significa sì "tradurre in realtà", ma anche "rendersi conto", "capire". Curioso che tale termine sia il verbo di un'azione che concretizza un'idea, ma anche un'azione mentale (la presa di coscienza dell'interezza della realtà).
Ma prima di parlare di "realizzazione di se stessi" è necessario avere coscienza di "chi siamo". Bisognerebbe dunque conoscersi per dirigersi in una qualche direzione? Non è facile, ce ne rendiamo conto...
Ho ripensato così a personaggi fiabeschi ed a come vengono rappresentati nelle versioni disneyane, anche grazie ai testi di alcune canzoni. Come ad esempio “Belle” de "La bella e la bestia", che canta "Io voglio vivere avventure". O perché no, la sirenetta Ariel che canta "Vorrei uscire fuori dall'acqua". O ancora, il famoso Gobbo che intona "Che darei per un giorno via da qua". Tutti personaggi col desiderio di scoprire cosa ci sia "al di là", per trovare risposte e vivere nuove vibranti emozioni. Sfuggendo alle proprie "prigioni", scopriranno i loro lati nascosti.
Spontaneo il nesso con la camminata verso il futuro, la forza - che si chiede spesso al Cielo - per affrontare le difficoltà della vita. A noi piace molto “I will be”, interpretata da Christina Aguilera, ma non dimentichiamo il grande Bob Dylan: "Quante strade dovrà percorrere un uomo prima di diventare tale".
E' possibile realizzarsi in questa epoca? E' possibile individuare la propria direzione? Altrimenti, è comunque possibile costruirla?
Infine abbiamo dibattuto sulla realizzazione personale e le influenze dei mass media, che sembrano convincere la popolazione su quanto Essere sia prima di tutto Apparire. Ne consegue: più si appare, più si vale! Non basta. Anche nella società italiana si è ancora legati a tappe che devono essere conseguite per entrare nel club delle persone dignitose: buoni studi, buon lavoro, famiglia, figli...
Cade a pennello un monologo interpretato da Paola Cortellesi, tratto dal suo ultimo programma televisivo NPDV, coronamento dei temi presi in visione nell'incontro. Lasciamo il link, fonte di qualche stimolo: clicca qui.
Per oggi è tutto, passo e chiudo, in attesa di commenti!

Mar
10
Feb
2009
POST NON POST
di Alessandro Papadakis

Il quarto post ha tutta l’intenzione di essere molto meno poetico degli altri. E solo perché mi hanno detto di essere breve. Altrimenti, ah! Vi avrei sbalordito con un profluvio di parole ben assestate. No, non è vero, lo avrei solo riempito di fregnacce. Un po’ come sto facendo adesso.
Tic toc tic tac. Sì, ci sono. Ne approfitto per presentarmi, perché sospetto che qui nessuno mi conosca. Sono Alessandro, ho 26 anni e non ho mai partecipato a un reality. Proprio per questo spero di riuscire a creare un pezzo di buona televisione insieme alla bellissima gente che collabora per Oltretv e grazie al sostegno di chi vorrà guardarci.

A prestissimo.
Ed è una minaccia.

Lun
9
Feb
2009
TERZO POST
di Alissspi - detta anche 'La redattrice misteriosa'

Anche il TERZO post è un po' come una pagina bianca... eh... mi mette sempre davanti ad un discreto sconcerto la condizione di dovere/potere riempire uno spazio, così, senza indicazioni, indizi, obiettivi... ma forse, a ben pensarci, superato il primo momento di indecisione è una situazione che mi va anche meno stretta di un indirizzo preciso: c'è posto per le sensazioni di un attimo, per i pensieri più disparati e fuggevoli, per l'ascolto di mille piccoli ma importanti frammenti che, forse, potranno essere riuniti, in futuro, o meglio legati da un filo conduttore, più o meno strettamente e definitivamente tra loro... Già, il futuro: sarà davvero una pagina bianca, oppure "tutto è già stato scritto", anche in un senso ben poco trascendente? Forse questa pagina non è mai stata davvero bianca.. Davvero ci saranno spazi di autonomia per decidere del proprio destino? Ora come ora credo che la risposta per ognuno di noi si trovi... dentro ciascuno di noi... Certo, in parte siamo e saremo sempre "determinati", fin dalla nascita forse, o almeno per effetto della cultura, del linguaggio, di ciò che altri hanno già detto e pensato prima di noi e di come lo hanno pensato, ma forse qualche riga resta ancora libera in questa pagina... e si sa, poche frasi, a volte anche solo una parola, spesso bastano a trasformare radicalmente il senso generale di un discorso (in generale). E poi chissà, magari la pagina di oggi si evolverà fino a diventare un libro, o un fumetto, o la sceneggiatura per un film, uno spettacolo, una partitura musicale, una lettera, una tesi... tanta carta che si spera non andrà bruciata ma lascerà ispirate tracce sulle pagine bianche del futuro...

Ven
6
Feb
2009
SUBITO AL DUNQUE
di Fabio Di Santo

Ritengo che anche il secondo intervento sia altrettanto difficile da scrivere (soprattutto per una persona che non ha mai lasciato tracce su un forum). Andrò quindi subito al dunque. Tra qualche istante inizierà un dibattito informale nel quale raccoglierò qualche punto di vista riguardo tematiche che potrebbero essere prese in considerazione per alcune puntate di OLTRE. Tra qualche minuto esordirò con una domanda che spesso si ascolta: "cosa farò da grande?". Io per primo sento la grande ansia del futuro e la vertigine dell'ignoto sembra creare repentinamente un blocco allo stomaco. Vorrei poter trovare un lavoro che mi piaccia, un amore con cui condividere momenti di intimità, avere salute e fortuna... sarà tutto possibile? La mia idea è poter lasciare un segno nel mondo (attenzione: quando intendo "segno" voglio che sia una pennellata, una nota di colore che aiuti a ravvivare il quadro dell'umanità, non un taglio che lasci una cicatrice), un segno del quale un giorno, da anziano, possa essere fiero. Un segno che quindi diventa un sogno (scusate il gioco di parole). E' possibile nell'era odierna poter trovare il benessere dell'anima?
Vi lascio così...
Mi aspettano nell'altra stanza, sentiamo cosa hanno da dire in tal senso i miei ospiti di stasera.

Ven
6
Feb
2009
di Iulio Lo Piccolo

Non è facile sciogliere il ghiaccio con un primo intervento... A me l'arduo compito. Credo fermamente nel valore aggiunto apportato da un programma di comunicazione ben confezionato ed è per questo che sto mettendo in piedi un complesso gruppo di lavoro che si occupi di curare ciascun aspetto di "OLTRE". Da soli non si va da nessuna parte ed è la forza della collaborazione – per giunta spontanea e propositiva – che mi fa confermare – non senza qualche ridondante perplessità dettata dalle… (segue)

 
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