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Ulteriore documentazione in fase di pubblicazione!
NEWS
Ecco le prime argomentazioni del dossier
> 10/08/2003 20.47.35 - LA TUTELA COSTITUZIONALE - Dopo il Codice di deontologia medica, diamo uno sguardo e commentiamo gli articoli 13 e 32, II comma, della Costituzione Italiana, con la relativa integrazione pratica.
> 10/08/2003 0.37.55 - BREVE INTRODUZIONE AL CONSENSO INFORMATO - Il diritto all'informazione, la tutela del malato ed il Codice di deontologia medica.

INTRODUZIONE
Un ricovero per un banale incidente in motorino e d'un tratto la vita cambia, completamente. Passiamo in rassegna una storia che ha inizio il 6 luglio del 1999, quattro anni fa, e non ha un lieto fine. E' l'introduzione ad un dossier informativo, che si propone di analizzare, nel più imparziale dei modi, le vicende che hanno coinvolto Adriana Trevisani in Ricciardo, spentasi a soli 34 anni. Nessun giudizio di sostanza sarà esplicitato, seppur la pubblicazione avrà lo scopo, oltre a rendere noti i fatti, di dare spazio a qualunque autorevole voce coinvolta nella vicenda. E' pur vero che propenderemo a difendere un più alto fine, non ce ne vogliano gli interessati, che riguarda ben più di una persona, competente od incompetente che sia in campo medico : il diritto alla vita. Da qui il titolo di questa sezione, che coglie un'opportunità, l'esistenza, che va salvaguardata e che ovviamente riguarda chiunque, al netto di logiche individualiste, incoerenti, territoriali od interessate. Ogni cittadino dovrebbe avere accesso a concrete possibilità di ricevere cure, qualora stesse male, e chiunque deve poter essere informato, in assoluta trasparenza, circa il buon andamento del complesso sistema atto a garantire la valorizzazione della salute. Far riferimento alla storia di Adriana Ricciardo può essere un tramite per cogliere spunti di riflessione ed eventuali falle che riguardino il sistema sanitario. Questa frase, di per sé, può apparire pericolosa, soprattutto se proposta in ambito medico. Spesso si cerca di deviare l'analisi della qualità del servizio sanitario nazionale, considerandolo nel suo complesso di successi e fallimenti, sottovalutando le realtà locali e/o specifiche. A rigor del vero, è il caso di chiarirlo già da subito, qualunque informazione che sarà di seguito riportata, non vuol appannare il servizio sanitario nazionale, bensì vuol ravvisare i metodi per poterne usufruire nel migliore dei modi, eventualmente creando qualche spunto per salvaguardarsi da strutture inadeguate o da situazioni di scarsa professionalità, che possono mettere a repentaglio la ottimale risoluzione di una degenza. Forse dovrebbe essere un dovere di tutti, medici inclusi, il setaccio e l'isolamento di situazioni dubbie, ove possano germinare anche interessi che, e questi sarebbero il vero grave danno per il servizio sanitario, se lasciati germinare, travolgerebbero pure indubbi professionisti e limpidi enti, che non meritano d'essere infangati.
Non siano tacciati di stregoneria, però tutti coloro che ritengono necessaria la difesa dei propri cari, del diritto alla vita, del miglioramento della stessa ed della dignità di chi, malato, merita il medesimo riguardo, se non di più, degli addetti ai lavori.
Ecco perché diviene importante il caso di Adriana e la testimonianza del marito, Giuseppe Ricciardo, che ritiene errata, secondo lui volutamente, la diagnosi espressa da alcuni medici. Ancor peggio, la legge sarebbe stata brutalmente calpestata, così come le più semplici misure di prevenzione batteriologica. A tutt'oggi le inchieste che dovevano far luce su quanto avvenuto quattro anni fa, quando ad Adriana era stata riscontrata una Fibrosi Polmonare Idiopatica, non hanno consentito di giungere ad una soluzione del caso, e stridenti controversie hanno aperto scenari solcati da crepe sorte su un terreno ricco di contraddizioni : l'esistenza di un consenso informato mai venuto alla luce, né mai firmato, a detta del marito, dalla malata, è stata acclamata ufficialmente dalla direzione del reparto che all'epoca dei fatti ospitò la degente. Perché tale scritto, ammesso che esista, non è ancora stato sbandierato? E se non esiste, forse manca perché era determinante, per legge, per l'avvio della terapia? Altre discrepanze potrebbero far ritenere che i farmaci utilizzati facessero seguito alla necessità di sperimentare sostanze che potrebbero causare, tra l'altro, proprio la Fibrosi a cui sopra si è accennato. Dove sta la verità? E, ancora più inquietante, la verità calpesta forse l'inviolabile diritto alla vita?
Tale sapere non è di proprietà intellettuale, né giuridica, di pochi eletti. La conoscenza è un bene di tutti e la collettività ne deve essere tenuta al corrente, anche solo per affidarsi con fiducia alle strutture sanitarie.
Adriana Trevisani è deceduta il 29 novembre del 1999, dopo strazianti sofferenze ed inquietanti trasferimenti. Era in cura con farmaci come azatioprina, ciclofosfamide e methotrexate, in quantitativi estremamente severi, e risultava refrattaria alla terapia. Destano dubbi i metodi di rilevazione della malattia (ad esempio, non è mai stato svolto un broncolavaggio od analisi dell'espettorato) e pertanto il trattamento della stessa.
Qualunque link a quest'area può essere liberamente effettuato.
a cura di IULIO LO PICCOLO